Home Chi Siamo Guestbook (110) Registrazione
User: Pswd:

Warning: main(../public/boxCategorieNews.php) [function.main]: failed to open stream: No such file or directory in /web/htdocs/www.laboratoriomarchesato.org/home/autori/decuccis.php on line 21

Warning: main() [function.include]: Failed opening '../public/boxCategorieNews.php' for inclusion (include_path='.:/php/lib/php/') in /web/htdocs/www.laboratoriomarchesato.org/home/autori/decuccis.php on line 21
  Cultura
Tradizione
Autori
Usi&Costumi
Storia
Racconti (22)
Autori
Usi&Costumi
Tradizione
Wallpaper
Fotografia
Musica
Arte&Pittura

De Cuccis, cane di piazza
 

Il suo vero nome era "De Cuccis. "Bussy" per i più intimi. Quando mi fu donato, ad un mese dalla nascita, era così piccolo e malaticcio, da non poter sembrare un topo solo perché aveva la coda mozza ed il mantello picchiettato bianco-nero.

Eppure era un cane ed anche di sangue blu. Era un Kurzar di purissima razza.

Cominciai ad allevarlo con cura, ma Bussy non mostrava alcuna voglia di crescere, perché, dopo quattro mesi, aveva ancora la statura di un buon gatto.

Mi seguiva dovunque, ed un brutto mattino saltò giù dal marciapiede mentre sopravveniva un camion. Fu investito e scaraventato nella cunetta.

Temetti per la sua vita, ma, fortunatamente, quando lo raccolsi e lo tenni sul palmo delle mani, era ancora vivo, guaiva debolmente e poi constatai che gli penzolava una gamba spezzata. Dopo qualche ora il veterinario gliela ricompose e la fasciò stretta, imprigionandola tra stecche di canna.

Poi mia madre lo curò come fosse un bambino.

Quando cominciò a guarire, Bussy cominciò anche a crescere e crebbe velocemente e senza ritegno.

All'età di un anno aveva raggiunto la statura di un cane da pastore ed una forza leonina; era un vero gigante della sua specie, un esemplare bellissimo, che mostrava tutti i pregi della razza.

Non aveva amicizie canine e non ne cercava, forse perché, le cure umane che gli erano state prodigate nel corso della sua infanzia difficile, gli avevano fatto quasi perdere l'idea di essere un cane e rafforzato la convinzione di essere un uomo.

In effetti non compresi mai se egli si sentisse più cane o più uomo, ma di fatto, entro i limiti delle sue possibilità, faceva di tutto per comportarsi come un essere umano. Era di una tenerezza infinita e, da cucciolone, da mattina a sera giocava con i bambini del vicinato.

Si faceva cavalcare come un pony e si faceva imbracare per trainare un rudimentale carretto che i ragazzi avevano improvvisato per lui.

In casa conosceva tutti gli oggetti di uso più frequente e, ubbidiente, li portava a chi glieli chiedesse. Era fin troppo intelligente.

Un giorno lo portai a caccia e ricordo che, passando nei pressi di una mandria di pecore, fui aggredito da una muta di grossi cani da pastore.

Bussy mi sorpassò e, fermatosi tra me e quei maremmani, rizzò il pelo della criniera, gonfiò il collo taurino ed emise un gorgoglìo pauroso simile a quello di una tigre. Vidi allora quei grossi mandriani arretrare muti e con la coda tra le gambe.

Rimasi sbalordito, perché non avrei mai ritenuto quell'apparente tenerone capace di tanto.

Mi abbassai per ringraziarlo ed accarezzarlo, ma lui non perse l'occasione: mi leccò il viso con tanta foga da farmi cadere riverso e, per giunta, mi lasciò sul volto un lago di bava, per cui fui costretto a tuffarmi con la testa in un ruscello.

Durante un'altra battuta raggiunse per primo una volpe ferita e la difese con tanta energia dai segugi sopraggiunti, da favorirne la fuga verso la tana, facendola perdere ai cacciatori.

Quando glielo rimproverai, sollevò la testa e mi fissò negli occhi con uno sguardo di disapprovazione e ad un tempo triste, da farmi sentire colpevole.

Capii che mi stava chiamando "assassino". Compresi allora, mio malgrado, che, come cacciatore, il mio Bussy sarebbe stato irrecuperabile, perché gliene mancava completamente l'istinto.

Per le sue qualità divenne presto famoso ed amato da tutti. Scendeva in piazza di sera, nell'ora in cui vi si portavano gli uomini, dopo il lavoro.

Si strofinava a chiunque, allungava la testa e socchiudeva gli occhi, aspettando una mano carezzevole sulla fronte. Poi si accucciava sotto un'acacia, tenendo la testa posata sulle zampe anteriori e gli occhi in alto per guardare, sentire e fiutare chiunque gli passasse davanti al naso.

Ascoltava tutti i discorsi.

Il suo finissimo udito canino gli permetteva di impadronirsi dei segreti che la gente si confidava perfino con deboli sussurri.

I discorsi di politica li imparò a memoria, perché erano sempre uguali.

Era in possesso di tutte le trame e dei pettegolezzi che si consumavano ogni sera sul lastricato della piazza Filottete.

Conosceva i ricchi ed i poveri, i buoni ed i cattivi, i riservati ed i ciarlatani, recepiva negli occhi della gente la gioia e la tristezza. Il suo fiuto gli consentiva perfino di distinguere l'uomo pulito da quello sporco.

Eppure non rivelò mai ad alcuno un segreto altrui, dando prova, per questo, di essere un cane serio.

Bussy rispettava tutta la gente, senza fare distinzione di censo o di casta.

Insomma, a tre anni era un maturo ed assennato cane di piazza.

I proprietari di cagnette se lo contendevano per farne la razza, e, con il mio permesso, lo segregavano per alcuni giorni. Io ne ero inorgoglito ed a lui quegli intermezzi rosa e quelle vacanze "di miele" non dispiacevano affatto, anzi, poi prese anche l'abitudine di frequentare le cucce in cui si sentiva imparentato.

Quell'anno che non ricordo, la campagna elettorale fu molto accesa e, come di solito, degenerò nella denigrazione.

Egli ascoltò tutti i comizi, ma non ne apprezzò alcuno.

Non militò in alcun partito e non sollevò mai le zampe per applaudire, sicché l'apparente imparzialità e quel mostrasi super partes, che invece in cuor suo era disgusto, gli valsero a conservare l'affetto già conquistato e la stima generale.

Accettò perfino che i galoppini dei vari partiti, a turno, gli attaccassero al collo o sulla groppa dei manifesti di propaganda, ma si guardò bene dall'esprimere il proprio ideale.

Chissà... forse, credendosi uomo, temeva che, se lo avesse fatto, qualcuno, riconoscendo i suoi meriti, nella successiva campagna avrebbe tentato di attaccargli sul moncone della coda una candidatura a sindaco o a consigliere.

Forse, a modo suo, temeva che una eventuale sua elezione, secondo la locale cultura, lo avrebbe esposto alle rappresaglie avversarie, all'invidia, alla malevolenza, ai ricorsi, ed infine alle denunce ed all'incriminazione, ad opera delle solite personalità anonime e grigie, che hanno spesso seminato la calunnia e lasciato questo paese alla deriva, nella penombra della civiltà.

Bussy, invece, tenne duro e, conoscendo bene la capacità disgregatrice di certi uomini e di certe idee, non scese in campo e preferì restare nella sua nicchia di indolenza, come sa fare un sonnecchiante, semplice e stimato cane di piazza.

Nessuno seppe mai di queste cose, perché in quel tempo non vi era alcuno che sapesse leggere nei pensieri di De Cuccis; ed ancora oggi nessuno prova a chiedersi se un cane di piazza, che presuma di sentirsi uomo, sia disposto a pensare, agire e rissare come gli uomini.

In verità, quell'assennato animale sapeva che in taluni angoli di questo vecchio mondo alcune generazioni di scienziati dei problemi sociali, con molto studio e sfidando, oltre che i bisogni umani anche le leggi della fisica, hanno perseverato nella convinzione che la tecnica più affidabile per andare avanti fosse quella di parlare... parlare...parlare... e, parlando, camminare all'indietro come i gamberi.


di Nino Cosco

<<<..

Cerca con Google  
Testo:
     
Aziende  
FC SERVICE