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Un volto scavato di pietra,
un corpo cadente e provato,
seduta accanto al fuoco
aspetti ancora me
Mamma.
Un cane abbaia nella notte:
è lui, che torna, che torna.
No è un altro, un altro,
uno che l'ha visto, che ti risponde : no
Mamma.
E tu allora lavori di fantasia:
ricuci collane di perle,
costruisci castelli scomparsi,
sogni te, umile regina,
Mamma.
Il sonno ti coglie ormai stanca;
sogni le lande deserte di Russia.
Raccogli le membra sconnesse,
del tuo gigante buono,
Mamma !
Vinta, ti abbandoni al sonno.
Ritorno, ti sveglio con garbo:
ti chiedo il perchè dell'attesa
e tu, ormai paga, sorridi;
Mamma.
di Luigi Demme
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