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Una volta c'era un certo don Giovanni Le Pera, un nobile decaduto dai modi aspri, al quale il padre, venendo a morire, aveva lasciato l'arroganza, la bacchetta, il fucile ed una sola pianta di pere. (1) Questi, per sbarcare il lunario, con la scusa di andare a caccia, girava per le campagne in cerca di lumache e cipolline, e... quando i frutti di quel suo unico pero erano maturi, li raccoglieva per venderli e comprare qualche cicca (=grumo) di tabacco da fiuto.
Questi, un bel giorno non trovò più le sue pere mature per terra... perché qualcuno le aveva raccolte prima di lui. Non volendo perdere la sua unica fonte di reddito, si appostò per scoprire l'eventuale ladro. Tanto attese che alla fine vide un volpone mangiare i frutti maturi del suo unico pero. Don Giovanni si mise allora a sparare all'impazzata contro il malcapitato, dicendo:
- Per questo non trovo più pere! Sei tu il ladro!... Proprio al mio unico pero dovevi incappare?! Prima le hai mangiate senza pagarmele ed adesso ti faccio in brodo!-
Il povero volpone, alquanto terrorizzato, rispose:
- Don Giovà...! Anch'io sto vivendo alla giornata e, avendo fame, dovevo pur mangiare! Non potevo certo pensare che ad un barone come te fosse rimasto quest'unico pero! Lasciami in pace e ti ripagherò!-
Don Giovanni rispose:
- E che bene potrai mai recarmi tu, brutto animale, morto di fame di me più di me, che non hai trovato di meglio che rubare ad uno spiantato?-
Don Giovanni, poiché aveva finito anche le cartucce a sale (polvere pirica + sale) e c'era il rischio reale che quello reagisse, gli permise di andarsene. Come Dio volle, quel povero animale riuscì a superare il suo periodo critico ed, in breve si ritrovò col pelo lucido e in migliori condizioni economiche.
Ripensando al passato, credette suo dovere darsi da fare per ricompensare quel don Giovanni Le Pera che gli aveva permesso di sopravvivere in un brutto momento ed ora si trovava in condizioni peggiori delle sue.
Si dette perciò da fare per rimetterlo in salute e cercò il modo migliore per farlo diventare ricco a spese di qualche mascalzone.
Avendo saputo che nei paraggi bazzicava un re, molto ricco e con una bella figlia con qualche avventura alle spalle, escogitò un sistema per farla sposare col suo don Giovanni Le Pera che di nobile ed aristocratico conservava ancora l'aspetto, la bacchetta, il titolo e l'archibugio.
Cominciò perciò a portare a questo re, prima una lepre, poi un cerbiatto, poi un cinghiale ed ogni giorno cose più belle e grosse, sempre come omaggio del suo signore don Giovanni Le Pera.
In breve, siccome ogni due o tre giorni il re riceveva i doni di questo don Giovanni Le Pera, dovette chiedersi chi fosse costui e come mai poteva disporre di cose che lui, pur essendo re, non poteva permettersi. Chiese perciò notizie al volpone su chi fosse veramente quel giovane che si mostrava così prodigo ma di cui finora non aveva mai sentito parlare.
Il volpone gli fece intendere che nessuno, neppure egli stesso, che pure era re, poteva competere con il suo padrone in beni e ricchezze, situate oltre quella catena di montagne inaccessibili, oltre Pagliarelle, verso il Gariglione. Questo però non doveva essere un ostacolo alla loro amicizia perché don Giovanni, volendo sposare sua figlia, intendeva metterli a sua disposizione. Il re rispose:
- Certo che l'idea di avere un genero ricco non mi dispiace! Gradirei comunque conoscerlo per farmene un giudizio migliore!-
Il volpone tornò da don Giovanni, gli rivelò quello che aveva fatto in suo nome e gli consigliò come comportarsi se teneva a sposare la figlia del re. Questi rispose:
- Tu hai voglia di scherzare! Come puoi pensare che un morto di fame come me possa presentarsi al re per chiedere la mano di una sua figlia, anche se questa fosse di seconda mano!-
-A questo penserò io! Verso le dieci di domani mattina, il re verrà a cacciare nelle campagne di Giordano. Tu alzati presto, raditi bene e recati al pantano di Cropajìa. Buttaci dentro i tuoi stracci e approfitta dell'occasione per farti un buon bagno completamente nudo e strofinarti energicamente la pelle con crotaco (=argilla grigio-azzurra, usata talora come sapone) al fine di apparire gentile ed aristocratico. Nel frattempo io penserò alla commedia da recitare!-
L'indomani, non appena il re arrivò a Giordano, il volpone avvertì don Giovanni e cominciò a recitare la commedia:
- Povero me! Cosa posso io fare adesso! A chi devo rivolgermi per aiutare il mio Signore!-
I servi del re accorsero per sapere cosa fosse accaduto e riferirono al sovrano che alcuni malviventi avevano rubato soldi e vestiti a don Giovanni Le Pera e lo avevano lasciato completamente nudo in un pantano. Il re, sentendo quel nome ormai famigliare e vedendo piangere il ben noto volpone, ordinò a due valletti di portare i suoi migliori vestiti a quel Signore e di pregarlo di unirsi al loro seguito.
Don Giovanni, che era un bel giovane, indossò tali abiti ed essi gli diedero un aspetto così maestoso da fare svanire al re qualsiasi dubbio sulle qualità regali del futuro genero e, appena arrivato a corte, fece celebrare le nozze fra la figlia e don Giovanni Le Pera.
Finito il pranzo, i nuovi coniugi dovevano partire per il giro di nozze ed i cortigiani dovevano scortare la coppia fino al palazzo dello sposo. Ma don Giovanni quale palazzo aveva?
Fu il volpone a levarli d'impaccio dicendo:
-Io dovrò andare avanti a voi per indicarvi la strada ed impedire possibili attentati! Non perdetemi di vista, ma seguitemi a mezzo miglio di distanza!-
Non appena il volpone diede il segnale di via libera, le carrozze proseguirono a distanza.
Costui proseguì senza incontrare anima viva fino al vaccarizzo (2) di Passavanti, un brigante che non aveva timore né di Dio né dei Santi.
La volpe disse ai bovari che c'era in arrivo un esercito di principi e signori che li avrebbero uccisi se avessero detto loro di lavorare per il brigante Passavanti.
Era meglio dire d'essere servi di don Giovanni Le Pera e che tutti quegli animali erano di costui.
Il volpone continuò il suo cammino finché non arrivò a casa di Passavanti. Quando gli arrivò davanti, costui gli puntò il fucile al petto ma egli, fingendo di non dare importanza al gesto, cominciò a dirgli affannosamente:
-Passavàn..., scappa! Scappa se vuoi salvarti perché sta arrivando un esercito per ucciderti! Nasconditi nel luogo più impensato affinché nessuno ti trovi!-
Il brigante diede uno sguardo in lontananza e, vedendo veramente un migliaio di persone in cappa e spada, credette alle parole del volpone e corse a nascondersi nel forno, pregandolo di mettergli tre o quattro mazzi di frasche davanti per non farlo vedere.
Il volpone prima gli poggiò davanti due o tre mazzi di frasche per nasconderlo, poi vi ammassò altre cinque o sei fascine per non farlo vedere, ed infine, vi diede fuoco per farlo sparire!
Passavanti ovviamente finì arso vivo nel forno ed i suoi beni mal conquistati finirono nelle mani di don Giovanni Le Pera che li aveva sudati ancora di meno.
A partire da quell'istante, grazie ai beni carpiti al re e a Passavanti, don Giovanni cominciò a vivere nell'abbondanza e nell'ozio ed anche il volpone trascorreva molte ore al sole, sdraiato su di una stuoia.
Un bel mattino però la principessa notò che il volpone non si muoveva più. Pensando che fosse morto, chiamò il marito per dirgli:
- Giovà... che peccato! Il nostro volpone sembra morto!-
- E per lui ti disperi! Afferralo per la coda e scaraventalo nel burrone! Non lo sai che chi ha pietà della carne altrui, la carne sua se la mangiano i cani!-
Senza aspettare che fosse la moglie a farlo, don Giovanni stesso afferrò il volpone per la coda per scaraventarlo lontano. Il volpone, ch'era solo addormentato, istintivamente gli azzannò la mano e don Giovanni lo mollò dicendo:
- Ahi! Disgraziato!-
-A me disgraziato! Disgraziato sarai tu, pezzente arricchito, che anziché farmi un monumento alla memoria mi ripaghi tentando di scaraventarmi nel burrone!
Che Dio ci guardi dal nobile decaduto e, ancor di più, dal pezzente arricchito!
di Giuseppe De Lorenzo
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