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Nei primi anni dell'unità d'Italia, non tutti erano contenti di essere stati annessi al Piemonte e costretti ad obbedire a leggi che non rispecchiavano le nostre esigenze e non tenevano conto delle nostre consuetudini. Poiché prima il servizio militare era volontario, retribuito, riservato generalmente ai nobili , ed ora diventava obbligatorio e durava più anni, tanti cercavano di evitarlo.
Poiché non c'erano buoni rapporti tra Chiesa e Stato, era possibile registrare i neonati con un nome agli atti di Battesimo e con un altro all'Anagrafe Comunale.
Di conseguenza, quando arrivava la chiamata alle armi, prima che il messo consegnasse la cartolina precetto e i carabinieri riuscissero a capire l'identità del destinatario, quest'ultimo aveva tutto il tempo necessario per decidere di accettare o di sparire dalla circolazione. Vien da se che, non presentandosi in caserma nel giorno fissato dalla cartolina precetto, venivano immediatamente considerati renitenti alla leva e processati in contumacia come disertori. Quand'anche avessero voluto recedere dal loro proposito, per non subire le conseguenze di un processo affidato alle corti marziali, chi emigrava all'estero clandestinamente, chi si dava alla macchia ed era costretto a vivere da briganti.
Detto in questi termini, è facile capire che non tutti i briganti erano cattive persone ma tutti, per salvare la pelle, erano costretti a vivere fuggendo.
Uno di questi giovani era diventato tanto abile a scappare, da divenire noto in tutto il circondario come il Brigante Leporino. Non appena sentiva l'odore degli sbirri, spariva dalla circolazione e si faceva vedere in luoghi lontani. Nonostante la sua abilità, un cattivo giorno venne individuato dai gendarmi nei pressi di Belvedere Spinello. Vedendosi circondato, cercò di sfuggire prima da una direzione e poi da altre ma, da qualunque parte andasse, davanti a sé trovava solo carabinieri o precipizi. Siccome i carabinieri lo stringevano sempre più da vicino, si diresse verso il precipizio più alto, deciso a farla finita: Era meglio ammazzarsi saltando da una rupe che finire impiccato per colpe non commesse!
Arrivato sul ciglio del precipizio, ebbe un attimo di esitazione nel vedere la gente in festa dell'antistante Altilia in festa. Poi, non avendo alternative, per sfuggire agli sbirri, si buttò da quel precipizio. Mentre cadeva, ebbe la forza di chiedere alla Madonna di aver pietà di lui. Se gli avesse permesso di uscire vivo da quell'emergenza, avrebbe fatto costruire alla chiesetta di Altilia, delle campane dal suono tanto gentile, da richiamare la gente delle vicine valli!
Il brigante Leporino si buttò dal dirupo e sparì dalla circolazione. I gendarmi, vedendo il luogo, poiché le pareti erano tanto scoscese da non permettere appigli o possibilità di salvezza, pensarono che il brigante fosse certamente morto.
Girarono dove poterono per più giorni ma trovarono solo qualche straccio e rimasugli di carne portate dagli avvoltoi.
Nessuno seppe più nulla del brigante per un bel po' di tempo e, a quel precipizio, venne dato il nome di Timpa del Brigante.
Due o tre anni dopo giunse però una bella campana per la chiesa di Altilia e, da alcuni particolari, si capì che il BriganteRepolino non era affatto morto; anzi, poteva permettersi di regalare una campana d'argento per onorare il voto, e, anche se con altra identità, continuare a muoversi in regioni rispettose delle parole coscienza e libertà!
di Giuseppe De Lorenzo
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