RESPINGIMENTI IMMIGRATI
Una volta un imbianchino di nome Adolf Hitler, disse, in una birreria: "Se un giorno andrò al potere, la prima cosa che farò sarà distruggere il popolo ebraico”.
Alcuni anni dopo,quell’imbianchino mise in moto una macchina assassina che sterminò i nove decimi del popolo ebraico in Europa.
Un genocidio chiamato Shoà.
Avvenne durante la Seconda Guerra mondiale e morirono circa 50 milioni di esseri umani. Milione più milione meno, avvenne sotto l’indifferenza di chi non voleva vedere quei treni carichi di esseri umani, portati a morire ad Aushwitz.
A distanza di più di sessanta anni, questa indifferenza ritorna ad essere la vergogna di tutti coloro che in questi ultimi mesi rifiutano di vedere ciò che sta accadendo nel canale di Sicilia.
“È l’ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati”, dice uno degli esecutori del “respingimento”.
“Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia - aggiunge - ci urlavano: “Fratelli aiutateci”. Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l’abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno”.
E’ la voce dei militari delle motovedette italiane - quella della Guardia di Finanza, la “Gf 106” e quella della Capitaneria di porto, la “Cpp 282” - appena rientrati dalla missione rimpatrio, in un’intervista al giornale Repubblica.
Sono stati loro a riportare in Libia oltre 200 extracomunitari, tra i quali 40 donne (3 incinte) e 3 bambini, dopo averli soccorsi nel Canale di Sicilia.
Un “successo”, lo ha definito il ministro Maroni, che finanzieri e marinai delle due motovedette, evidentemente però, non condividono.
Questo accade sulle nostre coste. Centinai di profughi respinti o lasciati morire nel Mediterraneo.
Secondo le autorità ed i media italiani , nel mese di luglio nemmeno un immigrato è arrivato a Lampedusa; il problema quindi, sarebbe stato risolto.
Nemmeno un arrivo a Lampedusa, ma, al largo, i pescherecci continuano ad imbattersi in cadaveri, resti umani…Inconcepibile, agghiacciante..
Cosa succede allora sulle coste libiche? Non è vero che gli immigrati non partono più dall’Africa.
La verità è che nel nostro paese si sta riaffacciando l’ombra del fascismo.
I migranti vengono respinti, senza dare loro la possibilità di fare domanda d’asilo e senza l’assistenza di un legale.
Vengono riportati in Libia, dove violenze e torture non mancano. Tutto ciò accade grazie all’accordo che il nostro premier ha stretto con il dittatore libico.
La Libia ferma i clandestini e l’Italia invia soldi, fuoristrada e sacchi per i cadaveri.
Smettiamola di essere così ipocriti e iniziamo a ribellarci a questa politica criminale che ha intrapreso il governo italiano.
Ieri i pazzi e i tossicodipendenti, oggi gli immigrati, domani probabilmente i poveri, saranno le vittime chiamate a rispondere della follia di quattro politici che tentano, attraverso la paura, di nascondere i veri problemi del nostro paese.
Una guerra ai poveri che il Governo Berlusconi ha dichiarato sin dai primi giorni, raccogliendo aimè, consensi anche tra politici locali e cittadini del nostro territorio.
Ci siamo macchiati di etnocentrismo, senza andare oltre il muro dell’indifferenza.
La politica locale ha cercato, attraverso la repressione, di sconfiggere un mostro che non esisteva.
Si è parlato tanto di una tragedia imminente che, qualche immigrato, avrebbe provocato, ma l’unica tragedia è quella che stiamo permettendo a Bossi, di perpetrare.
Cosa ci succede? Perché non blocchiamo “di nuovo” la strada, per chiedere dove sono andati a finire i progetti presentati dal Sindaco Girasole al Ministero, per avviare quella politica di integrazione che tanto ci farebbe bene.
Nessuno parla, nessuno si preoccupa di quello che sta accadendo al Cie di S.Anna. E’ da quel carcere che è stato rimpatriato un cittadino tunisino, che la corte europea aveva giudicato a rischio torture nel suo paese.
Cosa ci sta succedendo? Stiamo guardando nuovamente passere i treni per Auschwitz?
Presidente Coop. Soc. Agorà Kroton
Pino De Lucia Lumeno
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